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Il Rapporto Giovani: la realtà giovanile in Italia

In una recente e interessante ricerca, svolta dall’Istituto G. Toniolo di Studi Superiori, ente formatore dell’Università Cattolica, insieme ad un centro di osservazione sociale francese, è stata realizzata una approfondita indagine le cui conclusioni si trovano sul: “Rapporto Giovani”.

Lo screening mette a disposizione dati, analisi, riflessioni, proposte che consentono di migliorare la conoscenza e la capacità di azione sulla realtà giovanile.

Quanto valgono i giovani italiani? Che valore ha la loro formazione? Quanto sono valorizzati nel mondo del lavoro? Quali sono i valori trasmessi dalle generazioni precedenti? Quanto e come sono interiorizzati e rielaborati dalle nuove generazioni? Quali nuove sensibilità, invece, sono capaci di esprimere? Il confronto multiculturale, l’impegno civile.

Il filo conduttore della quinta edizione del Rapporto Giovani è costituito dai valori, nella loro declinazione più ampia. La prospettiva verticale, la dimensione internazionale, la combinazione tra sondaggi rappresentativi e social media, ne fanno un luogo privilegiato di riflessione sulla realtà complessa e in continuo mutamento dei giovani italiani ed europei.

Il passaggio dalla scuola al mondo del lavoro

Rappresenta un momento “critico” per tutti i giovani: la speranza di realizzare le proprie aspirazioni professionali deve fare i conti con la possibilità di trovare davvero quel che si desidera. La ricerca dell’occasione “giusta” richiede un periodo di attesa più o meno lungo, nel corso del quale si resta in una posizione indeterminata. Si sperimentano da vicino le incognite e le regole del mercato del lavoro e quando finalmente si entra nell’ambiente di lavoro bisogna saper cambiare le proprie abitudini ed i propri ritmi di vita.

Il passaggio risulta più facile o più difficile a seconda del grado di istruzione raggiunto, del luogo in cui si abita e delle caratteristiche del suo tessuto economico, degli aiuti che si ricevono per orientare le proprie scelte e dei canali di raccordo tra domanda e offerta di lavoro.

Per trovare, dopo la fine degli studi, un lavoro “regolare” i giovani italiani in possesso della licenza media attendono per un numero di anni (circa otto) che è quasi doppio rispetto a coloro che hanno conseguito un diploma di qualifica professionale o di maturità; i soggetti in possesso di un titolo universitario attendono invece mediamente solo due anni.

Nel nostro Paese, i giovani si trovano spesso al centro del dibattito pubblico. Si avverte allora la necessità di punti di riferimento, strumenti che siano in grado di far luce sui bisogni delle nuove generazioni e sulla loro complessa realtà.

Una generazione in equilibrio precario

Le nuove generazioni hanno l’arduo compito di raccogliere l’eredità di quelle mature e anziane, che appaiono molto riluttanti a cedere spazio e a dare il benvenuto a chi le dovrà inesorabilmente sostituire. Eppure il nostro futuro, il futuro dell’Italia è già qui e porta esigenze, desideri, bisogni e valori cui tutti dobbiamo guardare. Ci troviamo di fronte ad una generazione in equilibrio precario tra rischi da cui difendersi e opportunità a cui tendere, penalizzata da freni culturali e istituzionali che non permettono una piena valorizzazione di potenzialità troppo spesso misconosciute e sottoutilizzate.

Nei programmi elettorali politici infatti troviamo spesso “l’occupazione giovanile” tra i punti cardine dei manifesti dei candidati alle elezioni, ad esempio. Il motivo è semplice: entrare a tutti gli effetti nel mondo del lavoro è molto complicato in questi anni, soprattutto per i giovani.

Oggi il mondo del lavoro per i giovani è una sorta di giungla in cui capacità e competenze servono, ma sembrano non essere mai abbastanza. Le offerte di lavoro prevedono infatti quasi sempre un periodo di prova, ma al termine dello stesso non è mai chiaro cosa succederà.

In un contesto così è semplice capire il motivo per cui il fenomeno denominato dei “cervelli in fuga” è sempre più attuale.

Molti giovani infatti preferiscono tentare di entrare nel mondo del lavoro all’estero dove sembra più semplice riuscire a trovare un lavoro stabile o, piuttosto, cambiare spesso lavoro, ma avendo diverse opzioni a disposizione e anche ben retribuite.

All’estero, poi, alcune professioni “nuove”, legate al web e al mondo dei social sono ufficialmente riconosciute. Molte aziende infatti decidono di inserire in organico dei social media manager, figura che in Italia sta ancora faticando a trovare una collocazione ben precisa.

Serve una nuova prospettiva

È evidente che inserirsi nel mondo lavorativo in Italia è complicato nonostante sia una necessità impellente per una grande fetta di giovani aspiranti lavoratori pieni di voglia di fare. La situazione è critica per via di un vuoto legislativo o di provvedimenti poco incisivi, che si è protratto per anni e di cui, oggi, sono le nuove generazioni a farne le spese.

La speranza è che, gli ultimi provvedimenti in materia di Welfare, portino un nuovo impulso sia nell’economia che nel mondo del lavoro per dare la possibilità ai giovani, laureati e non, di trovare un lavoro in Italia senza dover, per forza, guardare all’Europa per immaginare un futuro.


Giuseppe Lepore

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